Ho fondato Estetica del Codice: programmatori dell’arte per esplorare una domanda che mi accompagna da anni: cosa succede quando il codice smette di essere soltanto uno strumento tecnico e diventa parte del processo creativo?
L’opera può essere una regola
Nell’arte procedurale non si disegna necessariamente la forma finale. Si costruisce un sistema capace di generarla. Parametri, iterazioni, casualità controllata, vincoli e relazioni matematiche diventano materiale espressivo.
Per me questa ricerca non è distante dal software: in entrambi i casi il risultato dipende dalla qualità delle regole, dalla capacità di osservare ciò che emerge e dalla disponibilità a modificare il sistema quando produce effetti inattesi.
Tra il 2018 e il 2019 questa esperienza è diventata anche formazione, con percorsi all’I.T.I.S. “G. Marconi” di Verona dedicati ai “programmatori dell’arte” e alla realizzazione di scenografie teatrali in arte procedurale.
